Abbordando un soggetto fotografico naturalistico, il fotografo può portare la sua attenzione su due aspetti del lavoro. 1. Rappresentare il soggetto naturalistico fedelmente perché il soggetto è l’oggetto del lavoro e merita in se stesso di essere documentato. 2. Concentrarsi sul realizzare un opera fotografica nella quale alla fine il soggetto è uno strumento che serve a realizzare l’opera. Il soggetto spesso diventa secondario e spesso sono utilizzati filtri e effetti post process. L’obbiettivo è meno documentare che ricercare la gratificazione o il riconoscimento necessari per professionisti del fine art o del settore. Esistono tutte le sfumature tra questi due casi estremi. Qui ho giocato. La fotografia come la pittura è la scultura o qualsiasi arte si arricchiscono di questi diversi modi di interpretare il mondo visivo e sensoriale. Ognuno è libero di avere le sue preferenze e affinità, ma sembra immaturo denigrare un modo di fare piuttosto che un altro. Mi ricorda questa volta che eravamo negli alti piani del Brasile con mio collega fotografo del National Geo e vincitore del prestigioso Wildlife Photographer of the Year di qualche anni fa. Alla fine del primo giorno della spedizione passato nelle zone rurali intorno al parco, guardando le foto del gruppo (i due fotografi e accompagnatori scientifici o giornalisti) disse: “vedi noi con tutti i nostri attrezzi, alla fine la migliore foto la fa la ragazza con il telefonino”. La foto era stata scattata da una delle ragazze con una compatta amatoriale o un telefonino: si trattava di una fotografia di un cagnolino dormendo su un maialino nero. Evento singolare che ci aveva fuggito a entrambi, concentrati che eravamo a documentare le altre cose – alla fine più banali.