“-Vedi figlio – è quello che vi abbiamo lasciato!” Puntava alla schiuma gialla, all’acqua grigia e i blocchi di cemento armato buttati là sotto la cascata e che conferivano a questo luogo l’aspetto di uno sbocco di acque usate della città.

“-Perché?

-Non piangere… Mirko si ferma un istante, esitante, poi riprende :

-Nutri la rabbia e la forza. I tuoi figli vedranno molto peggio…”

Sono arrivato più o meno per caso a questa cascata che avevo notato su Google maps. Era sulla strada, un segnale di legno “la Diosilia” sotto Monterano. Era troppo segnalata per essere bella ma ero curioso. Poi la delusione. Non tanto il fatto che la cascata era brutta o che la stradina asfaltata arrivava troppo vicino. Era il colore grigio dell’acqua, la schiuma abbondante, i blocchi di cemento armato e i calcinaci nei sedimenti, la recinzione dissestata. Per sbaglio nella foto, ho fatto il possibile per mettere fuori dell’inquadratura le schifezze. Avrei dovuto invece metterle in evidenza. Il paradiso lo stiamo distruggendo, ce ne stiamo cacciando via da soli. Cupido suona e canta e noi ascoltiamo la melopea – incantati. Il cupido del potere e dell’astio, dell’invidio, dell’ozio, con sue frecce della confusione che annebbiano la mente.